Tutta la società attuale si trova di fronte ad una fase critica e, per superarla, occorre un adeguamento delle strutture alle nuove esigenze imposte dalla continua evoluzione e, di conseguenza, anche le strutture della nostra Associazione sone inadeguate per affrontare le sempre maggiori esigenze della collettivà dei profughi, in grado cioè di incidere sulle scelte dei pubblici poteri e di tutelare ancor più solidamente gli interessi legittimi dei nostri associati.

Si richiede un rinnovato sforzo tendente ad effettuare un salto qualitativo dell’Associazione affinché talune vecchie concezioni vengano superate. quale strumenti di difesa e di solidarietà, e vengano portate ad una effettiva Associazione comunitaria di uomini inseriti nella nostra società partecipi e beneficiari del suo continuo sviluppo e progresso sociale, culturale ed economico.

Finora vi sone state iniziative isolate e discordi l’un l’altre, ignorando elementari norme di prassi legislative, ignorando, molte volte, la problematica del settore senza ricercare i necessari contatti con le altre Associazioni per attuare un’azione comune rafforzata.
II problema vero è trovare il modo di coordinarsi, di non disperdere le energie, di evitare il pericolo che si parli troppo e a vuoto, di ascoltare senze costruire niente.

Problema è anche evitare che uno decide per tutti, che uno solo, ardente, trascini un gruppo di tiepidi.

Associazione, vita associativa e vita di comunità, deve essere incontro di componenti ugualmente investiti di senso di responsabilita, è trovare un modo di azione che sia, insieme, un dare e un ricevere.
Dobbiamo trovare insieme agli altri (gruppi e associazioni similari), una maniera di istruire con la consapevolezza che alla base delle esigenze dei nostri associati vi è il loro sacrosanto diritto che va tutelato (il lavoro perduto), un sacrificio che va ricompensato (l’internamento), una solidarietà che va data e invocata per tutti.

Alla base di ogni responsabile azione che possa dare frutti concreti, come è stato già ampiamente sottolineato, occorre precisare e delimitare il tempo di definizione della funzione di gruppo.
Funzioni di gruppo sono proprio quelle funzioni tendenti a raggiungere il fine e quelle tendenti a conservare il gruppo. Cosi pure l’unione è uno dei fattori che conducono alla uniformità di atteggiamento e comportamento tra i membri del gruppo.
Un gruppo che deve superare degli ostacoli per assolvere il suo compito, deve presentare certi vincoli, che leghino gli uni e gli altri.

Uno di questi ostacoli alla “locomozione” di gruppo è la presenza di membri che non concordano con le vedute della maggioranza e che, impediscono cosi di raggiungere la necessaria unanimità.
Perciò abbiamo voluto ampliare e approfondire, del punto di vista sociologico e dal punto di vista giuridico, il concetto di associazione.

Base di partenza è che si debba, necessariamenle, conoscere a fondo la materia e i mezzi per darsi, una parvenza legale, accettabile dalle Autorità costituite, avere chiari i motlvi di fondo per i quali conviene ed è accettabile un impegno, che non sia solo occupazione: ma vero e proprio impegno di promozione sociale dei propri aderenti, che riconosciamo tutti noi come nostri fratelli, ai quali verranno fornite si notizie sulle nostre attività, ma i quali non devono essere frastornati con discordi e contraddittorie notizie, alimentate da utopiche ed inesistenti prospettive.

Abbiamo parlato a lungo dei problemi, ognuno ha esposto i suoi punti di vista che non potevano che concordare, ora che si deve concludere ci troviamo davanti a mille difficoltà. Comunque, responsabilmente, seriamente, come era nel nostro impegno iniziale, con coraggio dobbiamo concludere che solo se i profughi avranno una associazione, una linea di condotta, una voce, i risultati potranno essere positivi.

Nessuna società, nessun raggruppamento può ragionevolmente pensare di ottenere un qualsiasi risultato positivo se le iniziative, le lotte, non siano bene precisate, discusse e valutate dagli organi preposti alla vigilanza e al controllo dell’operato degli amministratori o dirigenti. Ma l’Associazione non si incarna solo nel gruppo dei dirigenti alla periferia e al vertice: essa è veramente Associazione se può contare su ogni suo aderente. E’ su questa partecipazione estesa e personalizzata, poi, meditata nel gruppo, che poggia ogni speranza, per il presente e per il futuro, di efficacia della nostra azione.

Offriamo questa realtà di cui siamo convinti, alla meditazione di ogni socio, di ogni profugo, poi, estendiamola alla società tutta nella quale potremo dare e ricevere un contributo inestimabile di arricchimento personale, morale e materiale.

Il quadro che risulta, di quanto siamo venuti dicendo sin qui ,anche tenendo conto di alcuni elementi di dubbio sempre presenti in una discussione riguardante il futuro e di diagnosi meno pessimistiche avanzate in sede autorevole, non appare dei più rosei, mali grossi e impellenti si affollano sull’orizzonte immediato, oquanto meno prossimo. Tutto ciò riconferma una volta di più che l’unica via accettabile d’azione è quella in cui i problemi presenti vengano affrontati globalmente.

Comunque si guardi a tutto ciò il discorso ritorna inevitabilmente al problema della visione di insieme e del coordinamento degli sforzi. Molti ancora non hanno capito che è questo il loro vero interesse duraturo, e non quello, cieco e suicida attualmente perseguito.

Dopodiché, possiamo allora affermare che se ci ostineremo ancora nel non voler percorrere questa strada o, peggio, nel continuare a fare nulla, non è perché non vi sono ancora idee e programmi operativi validi in merito, ma perché non vi è alcuna intenzione di fare, al limite perché potrebbe anche esserci della vera e propria malafede.

I soci sono in attesa delle realizzazioni concrete da commentare e verificare, non accettano ne aderiscono ad una associazione che si divide in gruppi e gruppetti, per poi riunirsi ancora ,con la complicità di alcune persone che, sempre pronte ad ogni accoppiamento, gettano il disordine a il discredito in quella associazione che dovrebbe costituire la forza che li difende, li tutela, e li garantisca da quell’isolamento in cui sono stati abbandonati, sconfortati da una simile giungla di voci pettegolezzi, batttibecchi, che avviliscono e mortificano.

Raccogliamo ancora una volta tutte le nostre forze per ridare linea e principio alla nostra azione, speranza e fiducia ai nostri soci, dignità e prestigio alla nostra categoria, onore al nostro sacrificio, benessere alle nostre famiglie, serentità ai nostri vecchi, orgoglio ai nostri giovani.

Franco Greco